L’effetto della parola “frocio” sui gay

cut videomaker frocio faggot 2015 ilpuntoh

“Le parole sono pietre”. È con questo titolo che Carlo Levi nel 1955 intitolò una raccolta di racconti. Sì, perché le parole, qualche volta, possono ferire più di un pugno in faccia, e creare cicatrici dell’anima, che possono silenziosamente continuare a sanguinare per anni senza uccidere davvero. Lo sanno bene i ragazzi omosessuali che spesso alle medie o al liceo si sentono chiamare “ricchione”, “arruso”, “frocio”, “checca” con quella dispregiativa violenza verbale che ti fa male più di una scazzottata fuori scuola.

Con gli anni, crescendo, e ritrovando amici omosessuali, si impara a sdoganare quella parola per scherzo, insultandosi scherzosamente a vicenda quasi per toglierle quel potere offensivo e denigratorio, un esorcismo che i gay imparano a fare, per far sì che quegli insulti col tempo suonino quasi caricaturali, buffi, divertenti. Un percorso, questo, che richiede tuttavia una grande consapevolezza di sé, un duro lavoro sulla propria autostima e, non ultimo, quell’orgoglio gay che tanto si ostenta ai Gay Pride.

È probabilmente con questo spirito che il videomaker Cut ha realizzato un video sperimentale in cui ha chiesto a 30 ragazzi omosessuali che effetto facesse loro la parola “faggot” (corrispettivo inglese del nostro “frocio”).

Tante e diverse le reazioni, che vanno dalla semplice risata di chi ha imparato ad elaborarla, pensando che sia determinata per lo più dall’ignoranza, alla pena e alla sofferenza dei giovanissimi ancora vittime del bullismo dei coetanei, ai quali questa parola, “frocio”, fa ancora molto male, fino a chi la definisce “un pugno in faccia… in una parola”.

Espressioni, volti, storie di persone che hanno sentito e subito spesso questa parola discriminatoria e offensiva. Sì, perché l’omofobia non passa soltanto attraverso la violenza fisica, la discriminazione, l’indifferenza, la paura o, addirittura, l’intolleranza verso una realtà come un’altra. L’omofobia spesso può far male anche, e forse soprattutto, con le parole: quando insultiamo il compagno di banco, il ragazzo che cammina per strada con la sua maxi bag, l’adolescente effemminato che cerca ancora la sua strada, o un gay in un centro commerciale intento a far compre con il suo compagno. Perché, ricordate, come recita un proverbio indiano, “una ferita di freccia si cicatrizza, una pianta stroncata dalla scure rifiorisce, ma la ferita di una malaparola non si rimargina”.

[embedyt] http://www.youtube.com/watch?v=ecUdWGCcd74[/embedyt]

3 thoughts on “L’effetto della parola “frocio” sui gay

  1. quante ne ho dovute sopportare da ragazzino … forse, ma non ne sono sicuro, tutte quelle che persone che mi hanno chiamato “frocio” o “ricchione” o ancora “femmeniello” da ragazzino, mi hanno reso più forte… di certo la ferita se e quando la tocchi, fa male!

    1. ….e la cosa crudele è iniziano a chiamarti frocio o ricchione ancor prima di aver preso consapevolezza di te stesso.
      #fanculo

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *