Nevica e ho le prove – Recensione

neveNevica e ho le prove. Nevica e le conseguenze sono chiare. Si apre il palcoscenico, immenso, di un legno che profuma di una linfa che non l’ha mai lasciato. Un faro brucia il pulviscolo che levita nella platea e buca quel legno, perde luce, secerne biancore. Il buio si fa più buio nel contrasto. Un solo attore si posiziona davanti a noi e ci parla. Noi dobbiamo stare a sentire, ma anche capire. La scena seguendo la mobilità eterea del pulviscolo si riempie, parole e persone che si accavallano, fiati che si rubano. L’agonia di un contesto storico che ha reso surreale perfino il proprio disastro.
Una produzione atipica, monologhi, diari, elenchi, dicerie. Tutto si intreccia e collide su queste pagine.
I fiocchi si ammassano e abbiamo la neve, ma le conseguenze?

Avrei voluto buttare la testa con tutto quello che c’è dentro in un bidone d’immondizia. Non si può fare: la testa ci deve marcire o rinsecchire sul collo.

martino2-nevicaIl lamento, un mormorio sommesso. Il dagherrotipo italiota in un purgatorio dantesco. Accasciarsi dopo aver preso la parola come le persone di questo libro, che arrivano spezzando un lamento universale, non alzando la voce, parlando veloce e non di se stessi. Ritornare nella massa, come fiocchi di neve, perché insomma la neve è accumulo e noi dobbiamo essere un fiocco, quale non importa. Ci cuciamo mani, bocche, palpebre, da soli e se troviamo un ago grosso ancor meglio. Un ago che ci faccia soffrire, per poterlo dire, scordandoci che non potremmo più. Ci castriamo anche solo semplicemente nella sessualità e le pagine del “Diario del pornoansioso” contenute in questo libro sono capaci di lacerarci non solo l’anima ma anche i genitali. Mai si compia l’errore di dire ad un uomo che il suo uccello non è l’uccello più bello del mondo.

Tutto se ne va via da un buco, a furia di spingere dentro di lei ho sfondato l’universo.

michela-nevicaQuesto lo abbiamo scordato. Orientamenti, ruoli. Conoscere la carne, nel momento, seguendo solo la volontà delle ghiandole. Fottere, entrando e uscendo nella assoluta originalità e imprendibilità e imprevedibilità della donna, del maschio, dell’uomo. L’amore è una poesia così delicata nella sua limitatezza che, anche facendo tutto, non faremmo mai abbastanza. Finirà con un salto nel vuoto, non squartiamo in anticipo il fragile finale. Sapere prima, in amore, significa rovinare il sesso, non si dovrebbe presumere di sapere qualcosa della pelle, del sangue che la irrora, del cuore, che lo pompa. Essere pronti a tutto, essere disposti, un rapimento intenso, di rara violenza ormonale. Tralasciare tutto fuori dal letto e trasformate una gestione vecchia come il mondo in un evento mai visto prima. Lì c’è l’amore.

Una volta scrissi che la vita a un certo punto prende una sua forma e la mantiene. Forse nella vita si sente quando sta per venire questa forma o quando sta per andarsene. E sono momenti poco delicati, piuttosto bruschi. Come una casa che ha il pavimento squarciato da una faglia. In effetti noi possiamo costruire muri e tetti per riparare la vita, ma non possiamo costruire pavimenti.

ciro2C’è altresì solo neve, un inganno del peso e del colore. Mai novità, incontri. Esporsi, nascondersi e sparire. Chi può dirsi davvero lasciato o di aver lasciato? Qualsivoglia legame semplicemente si dissolve. Semplice dissolvenza, di una neve che non si scioglie, perché il freddo permane al giorno d’oggi, ma che si perde in essa. Il fiocco di neve e il suo unico disegno lo vediamo solo sul parabrezza dell’auto quando lo investiamo e lo releghiamo ad un calore meccanico. Chi si espone si nasconde, per il semplice fatto che appena ti fai vedere, immancabilmente chiudono gli occhi.
Maria-nevicaIo la vita l’ho lasciata da ragazzo, l’anagrafica la lascio a voi, l’ho abbandonata quando ci potevo entrare, quando mi chiedeva di entrarci strattonandomi e urtandomi. Ho scelto lentamente un’altra strada, perché è anche vero che si cambia di colpo o non si cambia più, ma morire prevede un requiem e io lo volevo sontuoso. E ora sono qui a dire che non ho nessuno intorno, nessuno che delira insieme a me. Questo pensiero non mi convince ma ormai la frase è fatta.
Non aspirare alla felicità, bramare la serenità.

Oggi mentre sparecchiavo mi è venuta voglia di darmi in testa la bottiglia che avevo preso dalla tavola. E’ stata una voglia piuttosto intensa, ma non tanto da vincere la voglia di lasciare le cose come si trovano.

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