Big Sur – Recensione

Big Sur -www.mondadoristore.itPartire per trovare utopicamente il proprio paradiso in un cottage isolato nella baia di Big Sur. Alla marina negli occhi consegue il sale nella bocca. L’uso improprio di quel santuario, attraverso fiumi di estranianti e anestetizzanti alcolici e droghe, insieme agli amici di tutta una vita o nuove comparse che siano. Il delirium. Un corpo che cede e la mente che rimane intrappolata in esso. La marina diventa grottesca e spaventosa. Big Sur non é poi quello che ne raccontano. La consapevolezza che ogni volta che si viaggia, il viaggio é tendenzialmente a ritroso. Tutt’intorno onde crudeli che nascondono nella schiuma i loro apici contundenti. Ma il colpo arriva e fa sanguinare. Un’ emorragia personale che si spegnerà solo quando il giorno lotterà con la notte per la sopravvivenza.
Kerouac é stata un’invenzione mass-mediatica del sistema di allora, non sarebbe mai esistito al di fuori dell’apparato del sistema del momento, e infatti, caduto il sistema, caduta la fortuna di Kerouac, che nessuno legge più, malgrado le volte che si é tentato di resuscitarlo. Mio odiato Bret Easton Ellis, mi senti? Tu sei il prossimo.

Non capisci che sono diventate tutte parole vuote, adesso mi rendo conto di aver giocato come un bimbo felice con parole parole parole in una grande tragedia serissima, guardati attorno – potresti almeno fare uno sforzo, maledizione!

Register-ImageF.00002Mentre le persone cercavano in lui di soddisfare il loro scompenso culturale, Kerouac cercava di soddisfare in loro il suo scompenso naturale. Quindi si, scrittore. Che fosse uno scompenso autoindotto, attraverso fiumi di alcool e piogge di droghe più disparate, poco importa. Questione di acqua. Lecita o meno, anche quella era autoviolenza e non esiste grandezza senza questa.
Prestarsi a mettere in scena, con le parole scritte, purezza in sintesi, i desideri e i memorabilia, soprammobili, dell’umanità che ti compra, la tua vera vocazione é quella del venduto, non quella dello scrittore. Senza protesi, senza stampelle, senza credi neppure su se stessi. Qui sarai scrittore. Senza ritegno, mi raccomando, anche questo.

… il che mi fa quasi strillare io che non ho mai strillato in vita mia.

Big Sur john-register11 Preamboli i miei, un tantino troppo lunghi. Preamboli di Kerouac, forse ancor piú copiosi. Chiamiamoli preliminari in tutta la loro illusorietà. Forse é questo il cammino bibliografico di Kerouac fino a questo Big Sur e anche in questo, fino al buio pesto delle ultime pagine, quando la marina impetuosa si ritrae e la risacca ingoia.
Un conoscersi attraverso baci che saggiano e un diametralmente opposto farsi conoscere nella posa. Non ti offro il mio arto, ti offro il suo incavo.
Un conoscere il sesso altrui attraverso il tatto, perché no, l’intimitá é un discorso privato, gli occhi non osino. Qui non vi é posa, lo stimolo annulla. Quanto più furioso e ripetitivo.
Non é forse preferibile ció che segue? Lo sgomento di due corpi che trovano frizione nella pelle. Guai a chi si soffermi nel pensare che in ció ci si consuma.

Ma i veleni nel sangue sono asessuati e anche asociali a-tutto.

Non ti porgo questo libro per la sua parte di preliminare, quella saggiala nell’opera tutta di questo autore, io te lo offro per la frizione finale, dove ciò che si consuma, ciò che l’autore perde, sono copiosi brandelli di sé, la sua opera precedente e il suo collasso.
Una verità in ritardo rimane una puntuale menzogna, questo sia ben chiaro.
Una serie di esplosioni sempre più forti, che si moltiplicano sempre di più spezzettate in frammenti orchestrali e poi esplosioni iridescenti in cui suoni e luci si sovrappongono. Un Ofelia che vaga a piedi nudi tra i tuoni diretta verso una marina nera.
Big Sur 4ec6720461f82493bf220737efc7e3e3Ti porgo questo libro per mostrarti la potenza e unicità della carta. Abbiamo mani per scalfirci ma non riusciamo a devastarci. Un libro ha la sola carta, ma ci sa pur sempre far deflagrare, anche se frutto ultimo di un’ opera infruttuosa o ammasso di frutta già marcita in un albero privo di nutrimento linfatico.
Ti porgo questo libro per la caduta dell’uomo, non in quanto tale. Uomo che infine capisce che non vi è spazio per la vita nella letteratura, ma che vi è spazio e necessità della letteratura nella vita. Lì le faville, lì onde poeticamente brutali. Vita, vera.

-Vuoi finirlo tu il lavoro?
-Che vuoi dire?
-Coprirla di terra, rendere le onoranze?
-Che vuoi dire rendere le onoranze?
-Be’ io ho detto che avrei scavato la fossa per i rifiuti e l’ho fatto, non dovresti farlo tu il resto?

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Raccontamelo in una canzone
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