A quanto me lo fai l'utero?

Sembra ieri che ci scannavamo sull’obbligo di fedeltà (che a me continua a far ridere) che già se so scordati che forse riusciamo a vederci riconosciuti in parte come coppia -perché mica siamo uguali agli etero noi eh no no- e il nuovo argomento di conversazione del momento sono diventati i bambini, o meglio le madri, o per essere più specifici, il loro utero.
Gli uteri non si vendono, gli uteri non si affittano, i bambini non si comprano.          Non fa una piega, anche perché detta così pare che stamo a parla delle svendite su amazon.
E invece pensate un po’, in Italia, sono pratiche illegali.
In alcuni Paesi civilizzati però esiste questa stranissima pratica, che ai nostri piace chiamare UTERO IN AFFITTO, definita GPA (gravidanza per altri) che permette a coppie sterili, omosessuali, donne pigre, di pagare un’altra donna per far crescere nel suo utero il proprio figlio.
Ora, tutta la discussione nasce proprio dal fatto che, per usufruire di questa possibilità,  bisogna, a volte, pagare una donna.
E quindi i nostri, da responsabili portavoce (perché governanti mi fa vergognare) di un Paese civilizzato oltremodo, ritengono sia una pratica abominevole perché, appunto un figlio non deve essere un diritto di tutti, nè tantomeno trattato come prodotto di mercato, nè una donna si debba sentire in diritto di sfruttare il proprio corpo come cazzo ritiene più giusto.
“I bambini non si comprano” un par de palle, perché non mi pare ci siano bancarelle con bambini in fasce, coi prezzi esposti, venduti a peso, qualità garantita 15 anni, luxury da utero verginello.
Infatti si pagano le madri ed  “è inammissibile che una donna sfrutti il proprio corpo per denaro se ha difficoltà”.
Sorvolando sul fatto che, dove permesso, esiste una regolamentazione, mi concentrerei su una stupefacente realtà che, probabilmente, non è molto chiara a questi signori.
Dove sono finite le loro obiezioni pubbliche quando una donna, magari in difficoltà, ha sfruttato la sua abilità manuale sui loro organi genitali?
Non pagano forse sempre delle donne, (a volte anche uomini, altre transessuali) per usufruire liberamente delle loro vagine e/o altri orifizi contrattati preventivamente?
Se poi, immaginando questi signori siano stati abbastanza intelligenti da non pronunciare le precedenti stronzate, il problema fosse quello di preoccuparsi della crescita di questi bambini con genitori omosessuali (perché attenzione le coppie etero se ne servono da anni ma improvvisamente se ne sono accorti tutti) senza la propria madre generatrice, bè allora mattiamo in discussione anche la possibilità di partorire in anonimato e affidare il bambino alle cure di altri quando le ragazze non ne sono in grado o le donne non vogliono tenere il figlio.
Pensate, miriadi di bambini indesiderati cresciuti come tali, una meraviglia.
Anche perché se poi dovesse andarvi bene che una donna sia libera di abbandonare il figlio, ma non di prestare il proprio corpo per donare la vita volontariamente ad una creatura che avrà una famiglia che la desidera e la amerà, bè allora signori miei siete degli emeriti ipocriti e omofobi.
E non perché avete paura degli omosessuali, anzi vi ritenete superiori e privilegiati.
Omofobi, o forse meglio misomosessuali, perché più che paura questi signori odiano proprio l’idea che esista altro, oltre alla loro sessualità poco praticata di certo.
Però ecco, se mi pagassero come pagano loro garantendomi quei privilegi, probabilmente anch’io diventerei così stronzo.
Deve essere quello.
MENTE IN AFFITTO.
Chissà se è legale.
Povero Tobia che si trova a rappresentare ora tutti quei bambini che hanno visto la luce grazie alla GPA e a donne che secondo me sono molto forti.
Povero Tobia che tra vent’anni verrà a sputarvi in faccia e allora vorrei davvero essere presente per sentire le giustificazioni che riuscireste a dare.
Anzi Tobia, se lo leggerai un giorno, raggiungi quel tizio (che forse sarà morto) coi capelli grigi e gli occhiali, e fagli vedere quanto due coglioni possono far crescere un uomo anche senza le tette da ciucciare.
[Dedicato a molti, ma in particolare alla mia amica del cuore super prefe la Bea ministra]

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