Once Upon a Time in Hollywood: vissero tutti davvero "felici e contenti"?

on e Upon a Time in Hollywood

Di L_Ale18

Mentre di Thegiornalisti (vedi mio articolo precedente) non sapevo nulla, di Quentin Tarantino qualcosina so. Alcuni suoi film li amo in maniera viscerale, certe scene sono impresse a fuoco nella mia memoria e determinati personaggi sono per me indimenticabili.

Quindi aspettavo con ansia questo ultimo film, anche se devo confessare che, conoscendo Tarantino ed essendo io terrorizzata sin da piccola dalla storia di Charles Manson e la sua family, sono stata parecchio in dubbio se andare a vederlo.

Alla fine hanno prevalso il mio amore per i suoi film e i commenti entusiastici di altri tarantiniani.

E meno male!! Il film è una esaltazione del suo essere regista: Tarantino cita e si auto cita come se non ci fosse un domani, quasi che questa fosse la sua ultima opera. Per le prime due ore il film ha un ritmo lento, ma ben sostenuto da di Caprio e Pitt eccezionali nei loro ruoli; Margot Robbie, dalla sua, sembra la reincarnazione di Sharon Tate, con quella sua aria vaga e quasi disconnessa dal mondo.

Un tipo di film che piace di sicuro agli estimatori di Jackie Brown, un po’ meno ai fan di Pulp fiction. Poi però si arriva agli ultimi venti minuti, dove da un semplice gesto esplode tutta l’anima Pulp di Quentin: in una scena che oltre ad esaltare il suo pubblico, riscrive una delle pagine più nere della storia americana, dandole un finale diverso che lascia l’amaro in bocca a chi sa come sono andate le cose, ma d’altronde tutte le fiabe non finiscono con “e vissero felici e contenti”? 

E Quentin questo ci ha voluto dare, una favola che faccia pensare a quanto sarebbe stato bello se le cose fossero andate davvero così…

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