Perseguitato dalla madre che lo vuole morto perché gay

perseguitato dalla madre perché gay

«Lui e quelli come lui devono morire tutti». 

Quando una madre biologica perde ogni senso della ragione e si trasforma in una bestia disumana, le conseguenze sono devastanti.


Vittima una 44enne sardo – la cui identità è tenuta segreta per ora – dopo aver fatto coming out con la madre e il fratello.

Una vita “normale” quella che il 44enne viveva prima di accettare il suo vero se’ e di fare coming out in famiglia: 2 figli e una moglie che però gli sono stati vicine e lo sono tutt’ora.

Ma per sua madre e suo fratello, NO, questo non poteva essere accettato.

Così al processo contro i due imputati tutti i testimoni ripetono le frasi, le ingiurie, le minacce di morte che la vittima ha ricevuto sin dal primo momento in cui ha fatto coming out. 

Ma non solo ingiuri e minacce: una lunga serie di atti persecutori, di stalking, violenze verbali e fisiche, aggressioni con un bastone che sarebbero toccate al suo attuale compagno qualora costui si fosse recato a casa della vittima (casa in condivisione con la madre fino a poco tempo fa).

Il tutto ha portato la vittima a doversi allontanare di casa e stabilirsi in una nuova città.

L’incubo vissuto dal 44enne è stato raccontato dalla sua ex moglie e dal suo attuale compagno e non solo: i figli e gli amici di famiglia hanno testimoniato contro la donna e il figlio (fratello della vittima) i quali hanno iniziato una vera e propria persecuzione nei confronti del familiare arrivando ad offenderlo anche davanti ai propri figli.

Ma proprio il figlio più grande avrebbe preso più volte le difese del padre contro la nonna e chiesto a quest’ultima di non offenderlo e rispettarlo.

La sentenza – che potrebbe essere una severa condanna per stalking e che si sta svolgendo in presenza del PM Daniela Caddeo e del giudice Federica Fulgheri –  è ancora lontana. Testimoni e vittima stanno ricostruendo due anni di vessazione, violenze psichiche, verbali e fisiche e di inferno (dal 2016 al 2018) ma intanto gli avvocati difensori della madre e del fratello – Romina Pinna e Gesuino Loi – continuano ad insistere su alcuni aspetti della vicenda chiedendo ripetutamente ai testimoni se i problemi esistenziali e il cambio di abitudini e di

vita, quindi anche il trasferimento a Oristano, siano legati agli atti persecutori o siano più una necessità dettata “dall’inevitabile sconvolgimento a cui andarono incontro i protagonisti della storia”. 

E ancora mi chiedono perché penso che alcuni “etero” non dovrebbe essere genitori per nulla al mondo!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.