“I sogni? Possono far danni. Meglio la realtà!” La lezione di felicità di Pierpaolo Mandetta

È autore del best-seller Dillo tu a mammà e Il club delle pecore nere (Rizzoli) ma ha deciso di mettere in pausa la scrittura per dedicarsi alla campagna e fare il contadino. “Adesso sono felice” pubblica sui social, regalando a tutti una vera e propria lezione di felicità.
I sogni sono sempre una virtù? Ho imparato a mie spese che no, possono anche tramutarsi in una bella rogna. Addirittura incattivirci, abbrutirci, avvelenarci se non si realizzano, spingerci a superare limiti di decenza e dignità, cancellare gli scrupoli, calpestare il prossimo, distoglierci da una realtà più lieve, o peggio ancora, convincerci che senza la realizzazione di quegli obiettivi non valiamo niente.”
Le sue parole sono da stampare e appiccicare su specchi e porte di casa. Se siamo dell’idea che i sogni vadano sempre inseguiti, che basti crederci, che non ci si debba fermare davanti a nessuna difficoltà, fermi tutti. Le parole di Pierpaolo ci insegnano la lezione che più abbiamo bisogno di imparare in questo momento così particolare.
33 anni, originario di Paestum cui fa ritorno dopo anni a Milano, in un lungo post di qualche giorno fa Pierpaolo racconta come nacque in lui il sogno di diventare uno scrittore. Aveva poco più che vent’anni quando sognava di arrivare, un giorno, a vivere dell’operato della propria penna. Il successo c’è stato, sì, ma non come sperato. Negli ultimi tempi, inoltre, una serie di eventi poco fortunati hanno spento l’entusiasmo di quella penna, lasciando il posto a qualcosa di molto meno poetico ma più matematico: i conti con la realtà.
“Ho lottato tanto per pubblicare i miei romanzi. Prima i piccoli editori che chiedevano soldi, poi il self, poi scrivendo come un matto sui social, poi sono arrivato alla Rizzoli. E mi ero convinto che questo darmi da fare prima o poi potesse ripagarmi con l’identità che tanto cercavo.” 
Uno scrittore più o meno giovane e sconosciuto, guadagna circa un euro per ogni copia venduta di quei libri su cui ha lavorato mesi, se non addirittura anni. Quando però non sei adeguatamente pubblicizzato, se non sei ospite da Barbara D’Urso o da Mara Venier almeno sei volte in un mese, va da sé che avrai non poche difficoltà a vendere un prodotto che in Italia, già di suo, non vende un cazzo. 
“Faticavo a dormire, prendevo ansiolitici, avevo reflusso, gastrite, colite, fobie, scatti d’ira, dolori fantasma, attacchi di panico, quell’ipertimidezza che non mi lasciava, e non sentivo mai la terra ferma sotto i piedi. Sempre tutto precario, mai permanente. Per tutta l’esistenza avevo bramato di conquistare quell’etichetta di scrittore che avrebbe potuto far sparire lo schifo che mi portavo dentro dalla nascita, la poca autostima, i brutti ricordi, il tempo perso a non essere un gay di città.”
Inevitabilmente, prima o poi la realtà ti obbliga a riflettere. Che ti piaccia o no, devi usare la testa, non più il cuore. E quando ti decidi a rimettere i tuoi sogni nel cassetto, non necessariamente commetti un errore. Conservarli con cura e rispetto per un momento migliore non vuol dire abbandonarli e dimenticarsene. Significa solo che adesso non è il momento più idoneo per loro. Ora c’è bisogno di prestare attenzione e dedicarsi ad altro, attualmente più urgente e importante.
“Avevo sognato per dodici anni di fare lo scrittore. Dodici. E adesso stavo capendo che il periodo storico non è adatto, che io sono poco incline alle presentazioni, che il gradimento social è più volubile dell’autocertificazione per poter uscire di casa, e un’altra serie infinita di scuse per dimostrare a me stesso cosa?”
A volte, sì, è necessario fare un passo indietro. Occorre guardare in faccia la realtà e rivedere le nostre ambizioni e priorità. Se per fare certi passi in avanti spesso occorre un pizzico di incoscienza, per farne uno indietro occorre maturità, autoconsapevolezza e responsabilità, intesa come abilità nel rispondere agli eventi. Ma prima ancora bisogna fermarsi, sedersi un attimo.
E io mi sono seduto. Mi è costato, eh. Ed è una fase ancora in corso, non sono un Dalai Lama compiuto. Però l’ho accettato. Non ho deciso che non avrei più fatto lo scrittore, ma ho accettato l’ipotesi che le cose sarebbero potute essere incostanti, con aspettative più basse, e che io in qualche modo dovrò campare, guadagnare dei soldi, e che inevitabilmente avrei dovuto pensare a delle alternative.”
Lasciare la strada vecchia per quella nuova, inesplorata, sconosciuta, magari anche spaventosa… può rivelarsi la scelta più sorprendente sotto più punti di vista. Proprio come è successo a Pierpaolo.
“Volevo liberarmi del peso delle aspettative. Mie e altrui. Ed è andata bene. Benissimo. Non avevo soldi né orizzonti, ma per la prima volta in vita mia avevo un attimo di pace. E alla fine sono arrivate pure le nuove opportunità, come quelle del casale in cui io e Max (il suo ex fidanzato, ndr) stiamo lavorando. L’anno scorso ero a Milano a presentare il mio libro, oggi zappo nell’orto, in un ettaro di terra grezza che stiamo disegnando giorno dopo giorno. E non sono mai stato così felice. Vedere il primo fiore di una pianta, vedere un’ape che sceglie i miei vasi, vedere le lucertole litigare o il tramonto calare sugli alberi mi rende felice.”
Per poi concludere con la speranza sempre nel cuore (guai se così non fosse!):
“Mi manca scrivere. Tanto. E se arriverà un nuovo editore pronto per accogliere il romanzo a cui stavo lavorando, io ne sarò entusiasta. Ma non permetterò più ai miei sogni di fottermi la vita, o di farmi credere che io non possa essere più di una persona alla volta. Noi possiamo essere chi vogliamo, quante volte vogliamo. Ma dobbiamo ricordarci anche che noi abbiamo pure il diritto di tornare indietro, ripensarci, annullare tutto, fermarci, provare, fallire, cambiare rotta. Il diritto di adattarci.”
Proprio così. La felicità è anche questa. Grazie Pierpaolo.
Alessandro Cozzolino, life coach

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