Fase 2 dal 4 Maggio: la svolta familista di una task-force che dimentica le famiglie "non convenzionali".

fase due coronavirus

Giuseppe Conte introduce il suo decreto per la fase 2, ma dimentica che l’Italia non è un paese alla Mulino Bianco. 

Ore 20.20 del 26 Aprile 2020 tutta Italia incollata alla tv per seguire il discorso del Premier Conte, a cui vanno tanti complimenti per il modo in cui sta gestendo questa enorme crisi dovuta al Coronavirus, ma a fine discorso, ecco che in molti di noi si fa strada quella bruttissima sensazione di amaro in bocca. 
Così Conte e la sua task-force decidono che dal 4 Maggio sarà possibile uscire di casa per visitare i propri congiunti che vivono nella nostra stessa regione di residenza. Ma chi sono i congiunti? Si tratta di genitori, nonni, nipoti, fratelli e sorelle, zie e zii, o ancora quelle persone che per legge sono diventate la tua famiglia, ad esempio suocere e suoceri, cognate e cognati. 
A tal proposito voglio prendere un esempio bellissimo che fa Wired: “L’Italia ha il 32% di famiglie unipersonali, in 15 anni oltre due milioni di abitanti del Sud Italia hanno abbandonato il Meridione per trasferirsi a Nord dove studiano, o lavorano, e hanno costruito affetti e amicizie con persone che non sono legalmente la loro famiglia, che non hanno sposato, con cui spesso non vivono assieme. Ma che sono ugualmente importanti.” 
A questo punto, cosa possiamo aspettarci da una seconda fase che vede una forte discriminazione sociale? Possiamo – e forse dovremmo – sperare in una maggiore elasticità e comprensione da parte delle forze dell’ordine italiane, ma se sono le stesse che filmano i loro inseguimenti con i droni sulle campagne e spiagge italiane, allora comincio a credere che c’è poco da sperare. 
Chi vi scrive è uno di quelli che oltre 11 anni fa ha lasciato la sua amata Napoli per studiare a Milano e qui c’è rimasto, mi sono creato la mia famiglia (non di sangue) che è per me una famiglia a tutti gli effetti: i miei amici, i miei suoceri, i miei cognati e gli zii del mio compagno che mi hanno accolto in casa dal primo momento come uno di famiglia. Ma per lo Stato, per la task-force di Giuseppe Conte queste persone ora non possono essere più la mia famiglia qui a Milano, no. Non ho rapporti di sangue con loro, non sono ancora legalmente sposato con Filippo, quindi devo starmene da solo in casa e fanculo a tutto. 
Dalle pagine del suo sito, anche Fabrizio Marrazzo – portavoce di Gay Center – critica il decreto appena emanato: “l’assenza di esperti nei temi della comunità LGBT nelle task-force si rende ancora una volta evidente. in particolare il decreto discrimina anche gli spostamenti in base alla rete parentali, ossia una famiglia più numerosa potrà fare più spostamenti, oltre a non tenere in considerazione anche le famiglie di fatto più in generale. Quindi, il decreto non da un limite equo degli spostamenti ed utilizza genericamente la logica parentale in una formulazione dell’ottocento. Per questo proponiamo al Presidente Conte di rivedere il decreto e dare a tutti un limite di spostamento verso un numero definito di indirizzi che potrà indicare nella autocertificazione, ad esempio sino ad un massimo di 3-5 indirizzi a persona, in modo da limitare in modo equo gli spostamenti.”
Non so quanto possa realmente servire limitare gli spostamenti ad un numero fisso di indirizzi, ma ciò che urge realmente è che il Presidente Conte riveda il prima possibile, e quindi rettifichi, il nuovo decreto e includa negli spostamenti “per visitare i congiunti” anche quelle famiglie che purtroppo non vengono considerate tali dalla legge italiana ma che socialmente rappresentano la forza umana di questo Paese.
Pensiamo a tutte quelle donne che sono scappate dalle proprie famiglie (mariti) per storie di violenza domestica, a tutte quelle persone LGBT+ ripudiate dai propri genitori che lasciando la loro famiglia di origine ne hanno trovata una migliore il cui legame è dettato dal vero amore e dal vero affetto e non da legami di sangue; pensiamo a quelle famiglie omogenitoriali con figli dove uno dei due partner non ha ancora avuto la possibilità di essere riconosciuto come secondo genitore della prole e che in questo momento sfida la legge pur di esercitare il proprio ruolo di genitore e stare vicino alla propria famiglia.
La famiglia è una cosa meravigliosa, certo, per chi ha la fortuna di averla e di starci bene, ma chi invece ne è scappato/a? Chi invece è stato abbondanato dalla propria famiglia di origine? Chi vive dall’altro capo del mondo e lontano dai propri parenti e ha come famiglia i propri amici di una vita? Questo decreto non prende tali casi in considerazione. Come non tiene in considerazione che è tanto importante per chi sta per morire, sapere che al proprio funerale, per un ultimo saluto, ora che si può celebrare funerali, sia qualcuno che nella vita terrena sia stato una vero amico, un vero familiare e che abbia dato affetto a chi sta per lasciare questo mondo…e non un parente che non vediamo da 30 anni e a cui di noi non frega nulla, obbligato a recarsi al funerale del proprio “familiare” solo perché il decreto ora prevede che ad assistervi ci siano un massimo di 15 persone e tutte familiari della vittima. 
No caro Presidente Conte, così non va assolutamente bene, e se magari mette da parte le preoccupazioni pressanti di società Calcistiche che spingono per ricominciare allenamenti e campionati solo per il dio soldo, e mette meglio a fuoco le necessità sociali e affettive del popolo Italiano, sono convinto che ne viene fuori un bel decreto che non discrimini le famiglie “non convenzionali”.

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