Il sesso (fatto bene) migliora la vita — Prima parte

Chi ha una relazione sana con la propria sessualità gode di una qualità di vita migliore rispetto agli altri. Ma che cos’è il sesso “fatto bene”?

Lo dico senza mezzi termini: il problema della nostra società è che, in linea di massima, scopiamo poco e male. Quei pochi che hanno una vita sessuale attiva e sana sono quelli che — come afferma lo psicologo spagnolo e attivista gay, Gabriel J. Martín — “porteranno la pace nel mondo.” 
Come dargli torto? Le persone che non si fanno problemi nel vivere la propria sessualità, che non se ne vergognano né la considerano un argomento tabù, quasi mai rompono le ghiandole al prossimo. Non fanno i professori in cattedra, non passano le giornate a giudicare o incolpare gli altri, né a dire loro come devono o non devono vivere la propria vita. Vanno avanti per la loro strada, più sorridenti e rilassati di chi invece critica e punta il dito contro chiunque non faccia sesso solo per procreare. 
Il sesso — quello sano, fatto bene — è una potente medicina per il corpo e per la mente. Ha la capacità di rendere la vita meno amara perché, si sa, le giornate non sono sempre tutte rose e fiori, anzi. Ecco perché dopo una bella scopata ci sentiamo meglio, più leggeri, più rilassati. Risultiamo più gentili e meno stronzi tanto agli occhi degli altri quanto ai nostri. “Sono le endorfine e gli ormoni che il corpo libera al momento dell’orgasmo a provocare questo cambiamento” specifica lo psicologo iberico. 
Eppure, secondo un’indagine europea, quasi il 40% dei maschi gay del Vecchio Continente non sarebbe felice della propria vita sessuale. Ma come? Non siamo sempre stati quelli che scopano dalla mattina alla sera, fissati col sesso e ossessionati da muscoli, peli, centimetri e bubble butts? Sì, ma ormai dovremmo averlo capito: quantità e qualità sono due cose molto diverse. Il punto qui è un altro. Non sappiamo scopare. 
Non siamo stati educati a vivere e a godere pienamente della nostra sessualità, anzi. Ci hanno insegnato a provare vergogna, avversione e disgusto per il sesso. E non mi riferisco solo al sesso gay, ma in generale. 
C’è ancora chi crede che il sesso sia sbagliato, un peccato, qualcosa di sporco, di schifoso. Che vada fatto solo con chi si ama, perché è pericoloso nonché vergognoso darla al primo che capita. Come mentalità, siamo fermi al Medioevo e facciamo fatica a liberarci di stereotipi, pregiudizi e convinzioni che ci rovinano l’esistenza. 
Per noi gay è facilissimo trovare uno con cui scopare. Chat, zone di battuage/cruising, saune, dark room, feste, festini e, volendo, pure qualche funerale può diventare luogo di rimorchio e di sfogo svuotapalle. Perché il problema è tutto lì: finché produciamo testosterone, in qualche modo dobbiamo liberarcene. Quindi, non è che noi gay abbiamo una vita vuota che riempiamo col sesso. Non siamo né fissati né t*oie né sessodipendenti. È che siamo maschi e, come tali, siamo frequentemente arrapati. Proprio come gli etero, con la differenza che per noi è più facile trovare dove inzuppare il biscotto. 
Il problema è che, del sesso, abbiamo dovuto imparare tutto da soli. Quello che abbiamo imparato, però, non è detto che sia quello di cui abbiamo veramente bisogno. Forse c’è dell’altro di cui non siamo a conoscenza, che ignoriamo o snobbiamo, ma che non abbiamo mai veramente assaporato. Avremo anche avuto un’infinità di partner sessuali, ma quante belle scopate ci siamo fatti davvero? Poche, perché se scopare bene fosse qualcosa di ordinario e non di straordinario, non ci sarebbe bisogno di parlarne. 
Nel prossimo post, invece, continueremo a parlarne. Perché il sesso non è solo testosterone da espellere…
Alessandro Cozzolino, LGBTQ+ coach

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