Israele vuole mettere al bando le terapie di conversione per le persone LGBT+

Israele vieta le terapie di conversione LGBT

Così facendo, Israele diventa il primo paese del Medioriente a bannare una pratica malata e primitiva.

Solo 30 anni fa – nel 1990 – L’OMS rimuoveva l’omosessualità dalla lista delle malattie mentali, e subito dopo anche L’america Psychological Association e altre istituzioni simili e molto influenti nel panorama scientifico mondiale, mettevano in guardia dalle conseguenze mentali deleterie che ne derivavano dal voler forzatamente cambiare l’orientamento sessuale di una persona.

Un tempo si ricorreva alla lobotomia (in quei casi considerati ‘gravi’), oggi, quei paesi che ancora permettono tali terapie, ricorrono a pratiche mentali, come il “pray the gay away” che sono peggio di una lobotomia, portando “i pazienti” in stati confusionali che troppo spesso sfociano in suicidi.

Israele dunque scrive un altro pezzo di storia per il Medioriente, seguendo la Germania che da poco ha vietato per legge le terapie di conversione. Eppure, appena un anno fa, l’allora ministro dell’istruzione – Rafi Peretz – leader anche del partito nazional-religioso, durante una sua apparizione televisiva, affermava che “l’omosessualità si può curare”, anzi lui stesso si vantava di aver curato alcuni pazienti “malati”.

Ma in un paese dove il popolo LGBT+ ha grossa influenza (sia economica che sociale, basti pensare all’indotto del turismo LGBT+ che in Israele ha un peso importantissimo), e dove nel proprio Knesset (parlamento) che è arrivato al numero 23, su 120 parlamentari, 6 sono apertamente gay, ecco che si realizza l’emancipazione da quell’ignorante tabù della “sodomia”, da quella ossessione machista e omofoba che si sublima nella missione salvifica di correggere dei comoportamenti “contronatura”.

Benny Gantz

Benny Gantz, attuale ministro della difesa (e papabile successore di Netanyahu), ha fortemente sostenuto l’iniziativa insieme alle sinistre politiche del paese, scontrandosi fortemente con gli ortodossi estremisti del Likud (una parentesi vergognosa della politica Israeliana che dovrebbe sparire dal parlamento), afferma: “La terapia di conversione nasce nell’illegalità ed è quello il suo posto”:

Nitzan Horowitz

Nitzan Horowitz, leader dei Meretz e primo firmatario della proposta di legge, spiega la portata storica di questo cambiamento: “Non succedeva da tantissimo tempo che il Parlamento votasse una misura a favore del popolo LGBT+. Sebbene la comunità gay abbia grande influenza in Israele, si è fatta strada per via mediatica e giuridica: non grazie, ma malgrado la politica, un ambito dove purtroppo grava il peso dei partiti religiosi”.

La legge, che ha passato il prim step, deve ancora superarne due, e l’opposizione ultra-ortodossa promette battaglia.

Israele dunque continua il suo percorso democratico per una nazione equa e accogliente, e continua, nel suo piccolo a scrivere delle belle pagine di storia.

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